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Fisco e dichiarazione profitti da programmi di affiliazione: regime dei contribuenti minimi

Profitti

Torniamo a parlare dei profitti derivanti dai programmi di affiliazione e della loro dichiarazione ai fini della legalità fiscale in Italia, con un importante aggiornamento. Alcuni giorni fa, Sprintrade, nota società italiana del settore, ha inviato ai propri affiliati una comunicazione davvero importante, intitolata “Regime dei contribuenti minimi“, che sicuramente aiuterà parecchie persone a chiarire la questione: ho chiesto l’autorizzazione a ripubblicarne il contenuto su Generazione Internet a favore degli utenti che non facessero parte del loro network e, dopo aver ricevuto risposta celere, mi è stata concordata la loro disponibilità, nell’interesse di tutti.

In base alle informazioni pervenuteci dallo Studio Boiani di Roma, specializzato in Consulenza Tributaria e Societaria, riteniamo opportuno segnalare una novità della Legge Finanziaria che potrebbe essere di aiuto agli affiliati che avevano il timore di aprire la partita IVA nel momento in cui avessero superato il famoso limite dei 5.000 Euro di compensi totali guadagnati in un anno. La Legge Finanziaria per il 2008 introduce una nuova disciplina per i cosiddetti “contribuenti minimi”: successive circolari ne hanno illustrato i meccanismi di funzionamento.
In sintesi, la nuova disciplina si rende applicabile alle persone fisiche, in possesso di partita IVA, che:

  • nel corso del 2007 hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30.000 Euro;
  • non hanno sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori a progetto;
  • non hanno eseguito nei tre anni precedenti acquisti di beni strumentali per valore complessivo superiore a 15.000 Euro;
  • non hanno eseguito cessioni all’esportazione e non hanno erogato somme sotto forma di utili di partecipazione con apporto costituito da solo lavoro.

I soggetti titolari di partita IVA in possesso dei requisiti di cui sopra rientrano “automaticamente” nel nuovo regime, che prevede che:

  • i contribuenti minimi sono esonerati da obblighi di tenuta delle scritture contabili e da tutti gli adempimenti IVA, non sono soggetti agli studi di settore e non versano IRAP;
  • le fatture emesse non recano l’addebito dell’IVA e, conseguentemente, non vi è alcun obbligo di conteggio e di versamento relativo a tale imposta;
  • il reddito netto prodotto, determinato secondo criteri di “cassa”, è assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 20%;
  • l’imposta sostitutiva si applica sul “reddito netto”, quindi restano deducibili le spese sostenute ed anche il contributo previdenziale INPS;
  • resta fermo l’obbligo di conservazione dei documenti, nonché l’obbligo di canalizzare le operazioni su un conto bancario.

I soggetti in possesso dei requisiti possono comunque optare per l’applicazione del regime ordinario con semplice “comportamento concludente”, applicando l’IVA sulla prima fattura emessa nel 2008. In ogni caso, escono dal regime forfetario i contribuenti che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi superiori a 30.000 Euro; se i ricavi superano il limite di 45.000 Euro la cessazione della disciplina semplificata ha effetto immediatamente. Per gli aspetti pratici, riteniamo opportuno consigliare a coloro che opteranno per il regime di cui sopra di inserire in calce alle fatture emesse in applicazione della nuova normativa la seguente dicitura: “Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell’Art. 1 commi 96 e
ss. L. 24/12/2007 n. 244″.

Riassumendo:
Coloro che dovessero superare il limite di 5.000 Euro annui di ricavi, e che pertanto non possono emettere ulteriori ricevute per “prestazioni occasionali”, potranno aprire la posizione IVA usufruendo del nuovo regime che consente di limitare gli adempimenti amministrativi a quelli che, in definitiva, erano già previsti per le stesse “attività occasionali” (conservazione dei documenti e dichiarazione dei redditi), evitando anche le problematiche di controllo relative agli studi di settore: in pratica, il Commercialista serve solo una volta all’anno!
L’unico aspetto “negativo” rispetto alle prestazioni occasionali sta nel fatto che, superato il limite dei 5.000 Euro, occorre versare il contributo INPS per la pensione: ricordate però che si applica sul “reddito netto” e che comunque, nell’attuale quadro normativo, si applica ormai su quasi
tutte le tipologie di reddito.

Ringraziamo nuovamente lo Studio Boiani per le informazioni e speriamo di avervi fatto cosa gradita.

Questa era la comunicazione ricevuta via email: ringrazio, ovviamente, lo Studio Boiani di Roma per le utilissime informazioni, e Alberto di Sprintrade, che mi ha dato l’autorizzazione a ripubblicarla.

Per chi avesse perso le “puntate precedenti”, ecco gli articoli, i cui contenuti, possono aiutarvi ad inquadrare la vostra situazione:

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5 Commenti

  1. Sbronzo di Riace on 13 febbraio 2008

    allora se uno ha redditi per 15000 euro da lavoro + 10000 (ipotesi) euro ricavati da adsense e simili paga le tasse normalmente sui 15000 mentre sui 10000 paga solo il 20% senza dover cumulare i due redditi?

    l’imposta sostitutiva del 20% opera come la ritenuta sui bot cct che è definitiva per le persone fisiche?

  2. Generazione Internet on 14 febbraio 2008

    @Sbronzo di Riace: scusa il ritardo nella risposta, sto facendo delle ricerche accurate in modo tale da poterti dare una risposta precisa (e in più in questi giorni sto traslocando quindi il tempo è veramente poco!). Spero di tornare online quanto prima, abbi un po’ di pazienza, grazie. :)

  3. [...] Fisco e dichiarazione profitti da programmi di affiliazione: regime dei contribuenti minimi [...]

  4. Affiliazioni | FORUM on 22 marzo 2008

    [...] permalink Quindi tu dici che serve la PI anche se sono sotto i 5000? Questo

  5. Dif on 20 agosto 2008

    Bell’articolo.

    C’è però una cosa che non mi è chiara: il limite dei 5.000 Euro si intende solo dai programmi di affiliazione o si somma al reddito di lavoro dipendente (anche se viene già tassato alla fonte per conto proprio)?

    Già come stipendio netto (quello che effettivamente intasco) supero i 5.000, quindi forse dovrei aprire comunque la partita IVA.

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